sabato 29 dicembre 2012

Tempo di bilanci...

E' ora di bilanci. Mancano solo due giorni alla fine di questo 2012 e, forse è il caso di fermarsi e fare il bilancio di questi giorni trascorsi, questi giorni ormai alle nostre spalle. Mi siedo e, mentre ascolto Skyfall di Adele, mi vengono in mente, come in film, tutte le immagini di questi ultimi mesi. Quante cose sono successe. Mai nella mia vita ho vissuto un anno così intenso. Cambiamenti radicali, abbandoni, rinascite, stravolgimenti emotivi, TUTTO! Come se la vita, ad un certo punto, mi abbia presentato il conto. E mi sono trovato alla cassa dei miei primi 48 anni. Un prezzo altissimo e dovuto. Ma un prezzo che sto onorando con la dignità di chi vuole partire con il piede diverso, con la consapevolezza dei suoi reali limiti e delle sue grandi potenzialità: Molte persone sono per me solo un ricordo sbiadito. Non riesco neppure a ricordarne il volto. Persone che, hanno mangiato, bevuto, sorriso alla mia tavola. Persone che, seduti sul mio divano, hanno giocato, guardato partite, insomma si sono beate del mio mondo. Poi, quando l'interruttore si è spento, si sono alzati da quel divano e, senza dire nemmeno grazie, sono sparite. Non faccio i nomi per dignità, ma chi leggerà queste righe capirà. E' sempre facile nella vita, giudicare, puntare il dito. Mai nessuno che guarda le cose da più punti di vista. Poi mi sono accorto che questo squallore non fa che irrobustire la mia emotività. Inizio a cambiare dentro, inizio a essere egoista. Ma un egoismo pulito, vero, protettivo. Quello che mi protegge e che mi slancia verso un nuovo futuro. Oggi, non so rispondere. Se mi chiedi come vedo il mio futuro, non so cosa dirti. So che voglio vivere un presente sereno, tranquillo, povero! Quante persone ho riscoperto in questo anno. Quante non ne frequenterò più. Sorrisi inaspettati, e occhi cattivi ancora più inaspettati. Scorrere la rubrica del telefono e vedere che, ormai, sono veramente poche le persone che mi sono ancora vicine. Ma questo mi da la forza di andare avanti. L'esperienza delle scrivere un Romanzo tutto mio, è stata bellissima. Mi rende fiero delle mie emozioni. E pensare che l'unica persona che avrei voluto che mi dicesse "bravo" non l'ha fatto. Strana la vita. Un giorno, tempo fa, un mio amico mi ha detto: "forse questo nuovo Maurizio, più vero, più disinteressato, può non piacere a chi invece puntava nella sua vita su altro". Inizialmente non gli ho dato retta, ma oggi penso che quelle parole sono scolpite nel marmo della mia vita. Dopo anni, a fatica, ma con la mia dignità, unica cosa che mi è rimasta, posso dire... CI SONO!
Buon Anno a TUTTI!

Dedico questo mio post ai miei amici!....quelli veri!!!

venerdì 21 dicembre 2012

…Devo fare! Devo essere! Devo comportarmi! Devo dire!...

Oggi ho l'onore di ospitare nel mio blog la Dott.ssa Consuelo Cesaroni. Conosco praticamente da sempre questa donna, e ho seguito da vicino i suoi sviluppi professionali. Penso che, Consuelo sia l'esatto esempio, di chi, nonostante tutto, prende la sua vita nelle mani, e dedica tutto il suo tempo, le sue energie, la sua intelligenza, a quello che la fa sentire libera... libera di di respirare, di condividere, di aiutare, di emozionare. Grazie Consuelo!


Spesso le persone vivono in modo non libero al ritmo di impulsi repressi:
…..Devo fare! Devo essere! Devo comportarmi! Devo dire!................
Il più delle volte questi “devo” servono da scudo contro la realtà e la vita che incombe con la sua incertezza ed imprevedibilità. L’illusoria  perfezione della realtà esterna, in tal modo, si contrappone e bilancia il caos e la fragilità del mondo psichico interno. Muoversi sempre verso un ideale di perfezione (“devo fare bene”, “devo essere nel giusto”,….) significa, come afferma Ricardo Peter, uscire dalla vita o, ancora peggio , non entrarci mai. Sono ormai molti gli studiosi che hanno evidenziato come i “devo” siano sintomo di una paura d’abbandono  e di una angoscia di morte. La tensione, infatti, per un impiego perfetto del tempo è connessa al senso si finitudine della vita umana. 
Attualmente esistono molte “superdonne” e “superuomini” che devono lavorare senza contare le ore, devono gestire la famiglia, devono seguire corsi, devono mantenere la linea, si affannano a seguire il ritmo dei devo che la società odierna scandisce per essere donne ed uomini  completi, impeccabili, perfetti in ogni cosa.
Spesso queste “superdonne” o “super- ragazze”  e “superuomini” o “super- ragazzi” tentano, in questo modo, di mettere a tacere mancanze, di rispondere alle aspettative familiari che non hanno saputo soddisfare e che si trascinano come una catena con una palla al piede. Spesso l’energia che sprigionano porta all’ illusione che siano nel pieno possesso delle loro forze e che tutto vada bene, nascondendo la profonda fragilità. Si possono cosi, creare situazioni senza via d’uscita in cui sono prigionieri dei “devo” e dei successi da mantenere.
Le persone, cosi, imprigionate nei propri “devo” interni si impongono uno stress enorme che sconvolge l’orologio interno, il sistema immunitario, il sistema gastrointestinale, il sonno. Spesso la convinzione, nata nelle relazioni primarie con le figure genitoriali, che sta alla base di tutto questo, è che si deve far bene, si deve essere bravi  per meritarsi amore ed attenzione.


martedì 18 dicembre 2012

Un italiano all'estero...

Cosa fa un italiano all'estero? Ci avete mai pensato come vive un italiano all'estero? Perchè un italiano sceglie di vivere in un  paese che ha tradizioni diverse dalle sue? Fino a qualche tempo, queste, erano domande che non mi ero mai posto. Ma nel momento che davanti a me si è prospettata la possibilità di fare una esperienza lavorativa fuori dai confini nazionali, qualche domanda me la sono posta. Iniziamo con il dire che quando arrivi in un paese straniero, tutto è nuovo; sembra di vivere lo start di una nuova vacanza. Ma ti accorgi subito che, tutto è molto differente da una vacanza. Intanto inizi a capire come muoverti. La maggior parte delle volte vai a vivere subito in una casa, e questo è notevolmente diverso da una vacanza. Inizi a scontrarti con quelle piccole cose che compongono la vita quotidiana, con la differenza che non sai nemmeno dove andare a comprare una scopa per fare pulizia. Quindi il primo desiderio è quello di conoscere qualcuno che, prima di te, abbia fatto la stessa esperienza e che ti dia una mano. E qui scatta quella ricerca spasmodica di un connazionale. Capisci subito il perchè si creano le comunità di italiani all'estero. Tutti cercano tutti e si danno una mano. Come se si creasse una grande famiglia. Ecco io ho trovato un gruppo di persone che sono diventate la mia famiglia estera. Persone con cui condividi tutto. Condividi esperienze, gioie, momenti meno belli, e soprattutto condividi la vita. Quando sei lontano non puoi permetterti di stare da solo; vedi le persone con occhi differenti ed impari ad accettare tutti per il meglio che ti possono dare. Conosci le storie di tutti e, tutti conoscono la tua. La prima risposta che ti dai, è del perchè, un italiano, decide di vivere all'estero. Ovviamente non è una risposta oggettiva, ma tutti sono comunque alla ricerca di qualcosa che in patria non hanno trovato.In sfaccettature differenti, ma con un comune denominatore... la ricerca di qualcosa di diverso. Un italiano all'estero vive la sua vita sentendosi un ospite in casa di altri. Rispetta le culture, e le tradizioni altrui. Ci sono anche quelli che, causa del loro comportamento, sminuiscono la credibilità italiana, ma solitamente vengono isolati. Ma, ogni cosa bella ha il rovescio della medaglia. Quella parte scura che nessuno dice, ma che è presente nell'animo di tutti. Il desiderio dei sapori, dei colori, delle sensazioni della propia terra. Si della terra. Quell'insieme di tradizioni, di abitudini, di quotidianità che ti circondano quando sei nella tua Italia. Ti manca, il caffè veloce con un cornetto. Ti manca il clacson rumoroso al semaforo. Ti manca la cena con gli affetti. Ti manca la tua famiglia. Ma non lo dici. Lo tieni dentro di te, ma riesci a leggerlo negli occhi di tutti. una solitudine sorda; irreale. Ti capita di alzarti la mattina e sperare di essere nella tua città. Di accendere la radio e ascoltare la tua lingua. Ma non è così. Quella nuova città che ha aperto le sue braccia e ti ha accolto tra i suoi figli, sarà sempre una mamma lontana, una mamma fredda e distante dalle tue sensazioni ed emozioni.

Mau

venerdì 14 dicembre 2012

L'importanza di un padre...

Stamattina mi sono svegliato e, andando a controllare la posta sul mio MacBook, leggo che il padre di un mio carissimo amico ha lasciato silenziosamente questa vita. Una stretta al cuore; quella sensazione che si prova in questi casi; lo smarrimento, il dolore, il silenzio. Ti verrebbe di correre da lui ed abbracciarlo. Ma sei lontano. E non sai quali sono le parole giuste da usare. Quella brutta espressione che usiamo di solito; quel dire "condoglianze" che non serve a nulla se non a rendere formale un sentimento puro di disagio. Meglio tacere, e lasciare al silenzio il compito di curare le ferite, di accompagnare il pianto per la perdita di una persona cara. Quando hai tuo padre accanto, tutto sembra scontato; pensi che sia immortale, pensi che sarà la tua guida, il tuo faro per tutta la vita. Troppo spesso dai tutto per scontato. Anche non dire un ti voglio bene, sembra normale. Non pensiamo mai a quante occasioni abbiamo perso a non esprimere il nostro amore, la nostra gratitudine per averci messo al mondo e averci fatto crescere. Poi arriva quel giorno, e vorresti urlare, vorresti tornare indietro e dire molte cose; ma ora è troppo tardi, non puoi più. Arriva il giorno del dolore. E solo qual giorno ti rendi conto di quanto ti manca e ti mancherà quello sguardo, quel respiro, quella voce, dolce e severa. Ti senti solo. Ti senti indifeso. Sei li con lo sguardo fisso su quel corpo, che spesso ha guidato la tua vita, le tue scelte. Come un vecchio condottiero stanco, ripone oggi la sua spada, come a dirti... ho fatto tutto quello che potevo fare per farti diventare un uomo figlio mio... ora pensa tu a essere un padre generoso e presente... lascio a te la mia spada... usala per proteggere la tua vita, per proteggere la tua famiglia... ora dovrai capire che sei finalmente diventato... un UOMO!

Dedicata a chi sa...

Mau

sabato 8 dicembre 2012

Ci sono anche io...

Alessio, si era svegliato con una tristezza nel cuore. Non era riuscito a dormire tutta la notte. quel pensiero gli toglieva il respiro. Era la prima volta, dopo 48 anni, che non passava il primo giorno delle festività natalizie con la sua famiglia. Il pensiero di quella tavola imbandita di tutto punto; l'odore di famiglia che sentiva varcando la porta di casa dei suoi genitori. La madre, che lo portava nella camera da pranzo per mostrargli i piatti dell'antipasto, pronti per essere mangiati in una armonia indescrivibile. Il tempo si fermava in quelle ora passate insieme. Tutti felici. Tutti con la volontà di passare insieme una bella giornata,  con la capacità di lasciare fuori dalla porta tutti i problemi. Alessio non riusciva a non pensare a quell'appuntamento mancato. Seduto sul letto, sguardo nel vuoto; la sua musica sempre di sottofondo. Aveva deciso di non fare finta di niente, e di viversi quella tristezza, quella angoscia. Non voleva prendersi in giro... non quel giorno! Alessio stava trovando se stesso in un cammino difficile, pieno di soddisfazioni,  e pieno di  difficoltà E c'era anche chi pensava che, la sua vita era un divertimento. C'era chi pensava che, vivere nella città dai capelli biondi, era per lui una euforia. Era solo, maledettamente solo. Ma era forte, ci stava riuscendo; stava riuscendo a diventare uomo. Ma quel giorno scatenò in lui una sensazione di inadeguatezza incredibile. Il Natale era alle porte e lui lo avrebbe vissuto lontano. Non era ancora pronto ad affrontare un rientro, o forse, non lo voleva quel rientro, visto come si stavano mettendo le cose. Ma la sua famiglia, gli mancava. Tutto il sapore del suo Natale gli mancava. Stando lontano, aveva consolidato dei bellissimi rapporti con persone che aveva smarrito nel tempo. Aveva iniziato a sorridere alla vita nonostante tutto. Aveva capito che la felicità...è povera. Ma non ci riusciva a smettere di piangere in quel giorno buio, con una neve silenziosa... Chiuse gli occhi bagnati e volò con la mente in quel bellissimo tavolo rotondo, e riuscì a sentire la voce di tutti....riusciva anche a sentire l'odore del  salmone affumicato che tanto piaceva a sua mamma. Era anche lui li con loro, sorrideva, si divertiva, guardava, era come se tutto non fosse mai cambiato... fece un respiro... e dalla sua bocca uscì con naturalezza quella frase che lo colpì....Ti voglio mamma, ci sono anche io oggi con te! ... Fece un sorriso, e... riuscì a vincere anche quella brutta sensazione. Stava veramente crescendo.

Mau

giovedì 6 dicembre 2012

Dedicato a te....

Nella mente un pensiero. Nella mente un unico pensiero. Tu Mia dolce amica, Mia dolce compagna di giochi. Sento il tuo odore, ma non sei con me. Sei lontana a correre sui prati, senza di me che sono andato via da te. Non riesco a trattenere le lacrime. Vedo il tuo muso davanti a me ogni volta che incontro l'amico di qualcun altro. Eppure ci siamo divertiti insieme; mi ricordo quando ti presi in braccio la prima volta, quando con i tuoi occhi mi chiedevi protezione. Io giurai che ti avrei protetto sempre, ma ora sono lontano e non posso nemmeno vederti. Tu lo sai che io non ci sono, ma forse, il tempo, per te non è così preciso come il mio. Mi sveglio la mattina e ti vedo nella  fotografia sempre vicino a me; lavoro al mio computer e sento il tuo respiro vicino le gambe. Vorrei stringerti, vorrei dirti che sei l'amore della mia vita, vorrei vederti ancora scodinzolare davanti a me, ma sei lontana. Mia dolce Cecilia, stasera dedico a te questa mia emozione. Non avrei mai pensato che ci si potesse innamorare di una amica a 4 zampe, ma sei nella mia vita nella mia testa ogni giorno. Ti chiedo solo, se puoi, mia dolce cucciola, di pensarmi durante i tuoi giochi, durante i tuoi sonni, durante le tue scorpacciate, perchè io ci sono amore mio...sono sempre con te... Spero di riabbracciarti presto come ci piace tanto. Mi raccomando fai la brava però, e non abbaiare troppo...ma tanto lo so che sei sempre stata dolcissima e forse avresti meritato di più... Oggi ho letto su Facebook una frase sul giusto significato dell'amore...stasera dico che amore è anche stare seduti e guardare negli occhi il proprio cane che ingenuo ti porge la zampa e, senza nessuna condizione ti dice... FIDATI DI ME....io ci sarò sempre qui a difenderti.

Mau

martedì 4 dicembre 2012

Intervista rilasciata a WebHypnoticEvolution

Buongiorno a tutti. Ieri sera è stata una serata molto particolare. Invitato presso WebHynoticEvolution, abbiamo iniziato a fare la nostra intervista. Grazie ad un Alex Dj pronto e puntuale nelle sue domande, sono state molte le persone che hanno partecipato attivamente alla trasmissione. Ad un certo punto sul finire della trasmissione, Alex mi fa una domanda molto particolare. Precisamente mi chiede di elencare le persone che sono state accanto a me nella mia vita. Le persone che maggiormente hanno rappresentato qualcosa per me...insomma mi invitava a fare un "outing". Sinceramente, questo mi ha spiazzato un po'. Non ero sicuro di voler parlare di me davanti ad un microfono. Ho ripercorso in un istante tutti i passaggi della mia vita che, oltremodo, mi hanno portato alla stesura del mio libro. Non potevo tradire tutto quel lavoro fatto. Non potevo tradire "lui", il mio figlio cartaceo. Allora sono partito. Ho chiuso gli occhi e, come un fiume le mie parole sono uscite. C'era un silenzio irreale attorno a me. Un ascolto educato e rispettoso nei miei confronti. La mia voce, spesso, appesantita dall'emozione  ha ripercorso fasi importanti del mio stato d'animo. Ha ripercorso i momenti felici e i momenti bui della mia vita. Alla fine ce l'ho fatta. Ci sono riuscito. Grazie a tutti quelli che mi hanno ascoltato e, hanno condiviso con me questo momento importante.

Vi allego il link dove poter ascoltare la puntata integrale della trasmissione. Grazie ancora ad Alex Dj

Puntata "Appuntamento al buio" Ospite Maurizio D'Agapito

lunedì 3 dicembre 2012

Natale si avvicina...

Abbiamo appena riposto il costume nel cassetto, ed ecco che l'aria del Natale è alle porte. Il Natale, una festa calda. Tutti, spesso, ne vorremmo distaccarci; il problema dei regali, della cena della vigilia e del pranzo. Ma diciamoci la verità: il Natale è bello. Ti fa sentire il calore della tua casa; i sorrisi di chi ti vuole bene. Il Natale è una giornata magica. metti tutti i rancori nell'armadio e ti godi gli affetti. Ti godi l'amore dei tuoi genitori, ti godi il calore della tua famiglia, ti godi lo sguardo dei bambini con gli occhi spalancati davanti all'incredulità dei regali. Ieri camminavo per le vie della città che mi ospita, e l'aria del Natale aveva un sapore surreale. Per la prima volta ho visto le renne. Una folla di persone coperte da un freddo incredibile, con lo sguardo già pronto a festeggiare la festa di Santa Claus. I bambini nelle piccole slitte trascinati dai genitori, e un palco nella piazza centrale, con un coro polifonico che cantava le tipiche melodie natalizie. Ho pensato a chi, come me, si trova lontano dagli affetti, e che guardandosi intorno vede solo visi sconosciuti. Visi che ti sorridono ma che non riescono a trasmetterti gli affetti che desideri. Quanti italiani all'estero provano questo? Quanti sono quelli che si sentono soli la notte di Natale? Quanti sono gli anziani che, abbandonati da tutti, non hanno nemmeno un sorriso d'amore. Questo mi ha rattristato. Oggi, che sono lontano anche io, riesco a percepire questo stato di solitudine, questo stato di mancanza di affetto. Ma la vita ti sottopone ogni giorno un esame che devi superare, e la voglia di andare avanti è sempre forte. Vorrei solo che la notte di Natale, quando ci scambieremo gli auguri, fermiamoci qualche minuto in silenzio e mandiamo un saluto virtuale, con la nostra mente, con il nostro affetto a chi, in quel momento, non ha nessuno con cui festeggiare...

Mau