lunedì 21 gennaio 2013

Riflessione

Riprendo oggi i miei articoli sul blog. Ho ritenuto prendere una pausa di riflessione; ho riflettuto sul passato anno e sulle cose accadute già nei primi giorni di questo 2013. Mi sono accorto che, alla fine di un anno, siamo  tutti proiettati psicologicamente a credere che effettivamente si chiude un capitolo, sia esso bello o meno bello. Tutti pronti a girare pagina, pensando che, realmente, il giorno dopo sia diverso. Ma solo dopo pochi giorni ti accorgi che  le cose sono le stesse a quelle precedenti. Stesse situazioni, stesse gioie, stessi dolori, stessi problemi da risolvere. Allora ti fermi e fai un check. Io mi sono fermato e ho riflettuto. Non sono più un bambino, e il tempo che è davanti a me lo voglio vivere con serenità, e con la consapevolezza del dono che ho di svegliarmi e vedere la luce del giorno. In soli 20 giorni di questo freddo gennaio, sono cambiate molte cose nella mia vita. Forse tutto quello che è iniziato circa due anni fa, oggi si chiude con l'ulteriore perdita di qualcosa di importante. Ad un tratto vedi un interruttore che spegne definitivamente una stanza che, negli ultimi tempi nessuno spolverava più. Nessuno voleva più perdere tempo a passare lo straccio; oggi senti solo...click! E il buio la fa da padrone... il sipario si chiude. Ti alzi dalla poltrona in prima fila ed esci. L'aria ha un sapore diverso; senti un nuovo profumo... il profumo dell'ennesima sconfitta. Ma decidi che adesso è il vero momento del nuovo anno. E' il tuo vero Capodanno, perchè, ora più che mai, devi assolutamente girare pagina e riniziare a VIVERE!

sabato 29 dicembre 2012

Tempo di bilanci...

E' ora di bilanci. Mancano solo due giorni alla fine di questo 2012 e, forse è il caso di fermarsi e fare il bilancio di questi giorni trascorsi, questi giorni ormai alle nostre spalle. Mi siedo e, mentre ascolto Skyfall di Adele, mi vengono in mente, come in film, tutte le immagini di questi ultimi mesi. Quante cose sono successe. Mai nella mia vita ho vissuto un anno così intenso. Cambiamenti radicali, abbandoni, rinascite, stravolgimenti emotivi, TUTTO! Come se la vita, ad un certo punto, mi abbia presentato il conto. E mi sono trovato alla cassa dei miei primi 48 anni. Un prezzo altissimo e dovuto. Ma un prezzo che sto onorando con la dignità di chi vuole partire con il piede diverso, con la consapevolezza dei suoi reali limiti e delle sue grandi potenzialità: Molte persone sono per me solo un ricordo sbiadito. Non riesco neppure a ricordarne il volto. Persone che, hanno mangiato, bevuto, sorriso alla mia tavola. Persone che, seduti sul mio divano, hanno giocato, guardato partite, insomma si sono beate del mio mondo. Poi, quando l'interruttore si è spento, si sono alzati da quel divano e, senza dire nemmeno grazie, sono sparite. Non faccio i nomi per dignità, ma chi leggerà queste righe capirà. E' sempre facile nella vita, giudicare, puntare il dito. Mai nessuno che guarda le cose da più punti di vista. Poi mi sono accorto che questo squallore non fa che irrobustire la mia emotività. Inizio a cambiare dentro, inizio a essere egoista. Ma un egoismo pulito, vero, protettivo. Quello che mi protegge e che mi slancia verso un nuovo futuro. Oggi, non so rispondere. Se mi chiedi come vedo il mio futuro, non so cosa dirti. So che voglio vivere un presente sereno, tranquillo, povero! Quante persone ho riscoperto in questo anno. Quante non ne frequenterò più. Sorrisi inaspettati, e occhi cattivi ancora più inaspettati. Scorrere la rubrica del telefono e vedere che, ormai, sono veramente poche le persone che mi sono ancora vicine. Ma questo mi da la forza di andare avanti. L'esperienza delle scrivere un Romanzo tutto mio, è stata bellissima. Mi rende fiero delle mie emozioni. E pensare che l'unica persona che avrei voluto che mi dicesse "bravo" non l'ha fatto. Strana la vita. Un giorno, tempo fa, un mio amico mi ha detto: "forse questo nuovo Maurizio, più vero, più disinteressato, può non piacere a chi invece puntava nella sua vita su altro". Inizialmente non gli ho dato retta, ma oggi penso che quelle parole sono scolpite nel marmo della mia vita. Dopo anni, a fatica, ma con la mia dignità, unica cosa che mi è rimasta, posso dire... CI SONO!
Buon Anno a TUTTI!

Dedico questo mio post ai miei amici!....quelli veri!!!

venerdì 21 dicembre 2012

…Devo fare! Devo essere! Devo comportarmi! Devo dire!...

Oggi ho l'onore di ospitare nel mio blog la Dott.ssa Consuelo Cesaroni. Conosco praticamente da sempre questa donna, e ho seguito da vicino i suoi sviluppi professionali. Penso che, Consuelo sia l'esatto esempio, di chi, nonostante tutto, prende la sua vita nelle mani, e dedica tutto il suo tempo, le sue energie, la sua intelligenza, a quello che la fa sentire libera... libera di di respirare, di condividere, di aiutare, di emozionare. Grazie Consuelo!


Spesso le persone vivono in modo non libero al ritmo di impulsi repressi:
…..Devo fare! Devo essere! Devo comportarmi! Devo dire!................
Il più delle volte questi “devo” servono da scudo contro la realtà e la vita che incombe con la sua incertezza ed imprevedibilità. L’illusoria  perfezione della realtà esterna, in tal modo, si contrappone e bilancia il caos e la fragilità del mondo psichico interno. Muoversi sempre verso un ideale di perfezione (“devo fare bene”, “devo essere nel giusto”,….) significa, come afferma Ricardo Peter, uscire dalla vita o, ancora peggio , non entrarci mai. Sono ormai molti gli studiosi che hanno evidenziato come i “devo” siano sintomo di una paura d’abbandono  e di una angoscia di morte. La tensione, infatti, per un impiego perfetto del tempo è connessa al senso si finitudine della vita umana. 
Attualmente esistono molte “superdonne” e “superuomini” che devono lavorare senza contare le ore, devono gestire la famiglia, devono seguire corsi, devono mantenere la linea, si affannano a seguire il ritmo dei devo che la società odierna scandisce per essere donne ed uomini  completi, impeccabili, perfetti in ogni cosa.
Spesso queste “superdonne” o “super- ragazze”  e “superuomini” o “super- ragazzi” tentano, in questo modo, di mettere a tacere mancanze, di rispondere alle aspettative familiari che non hanno saputo soddisfare e che si trascinano come una catena con una palla al piede. Spesso l’energia che sprigionano porta all’ illusione che siano nel pieno possesso delle loro forze e che tutto vada bene, nascondendo la profonda fragilità. Si possono cosi, creare situazioni senza via d’uscita in cui sono prigionieri dei “devo” e dei successi da mantenere.
Le persone, cosi, imprigionate nei propri “devo” interni si impongono uno stress enorme che sconvolge l’orologio interno, il sistema immunitario, il sistema gastrointestinale, il sonno. Spesso la convinzione, nata nelle relazioni primarie con le figure genitoriali, che sta alla base di tutto questo, è che si deve far bene, si deve essere bravi  per meritarsi amore ed attenzione.


martedì 18 dicembre 2012

Un italiano all'estero...

Cosa fa un italiano all'estero? Ci avete mai pensato come vive un italiano all'estero? Perchè un italiano sceglie di vivere in un  paese che ha tradizioni diverse dalle sue? Fino a qualche tempo, queste, erano domande che non mi ero mai posto. Ma nel momento che davanti a me si è prospettata la possibilità di fare una esperienza lavorativa fuori dai confini nazionali, qualche domanda me la sono posta. Iniziamo con il dire che quando arrivi in un paese straniero, tutto è nuovo; sembra di vivere lo start di una nuova vacanza. Ma ti accorgi subito che, tutto è molto differente da una vacanza. Intanto inizi a capire come muoverti. La maggior parte delle volte vai a vivere subito in una casa, e questo è notevolmente diverso da una vacanza. Inizi a scontrarti con quelle piccole cose che compongono la vita quotidiana, con la differenza che non sai nemmeno dove andare a comprare una scopa per fare pulizia. Quindi il primo desiderio è quello di conoscere qualcuno che, prima di te, abbia fatto la stessa esperienza e che ti dia una mano. E qui scatta quella ricerca spasmodica di un connazionale. Capisci subito il perchè si creano le comunità di italiani all'estero. Tutti cercano tutti e si danno una mano. Come se si creasse una grande famiglia. Ecco io ho trovato un gruppo di persone che sono diventate la mia famiglia estera. Persone con cui condividi tutto. Condividi esperienze, gioie, momenti meno belli, e soprattutto condividi la vita. Quando sei lontano non puoi permetterti di stare da solo; vedi le persone con occhi differenti ed impari ad accettare tutti per il meglio che ti possono dare. Conosci le storie di tutti e, tutti conoscono la tua. La prima risposta che ti dai, è del perchè, un italiano, decide di vivere all'estero. Ovviamente non è una risposta oggettiva, ma tutti sono comunque alla ricerca di qualcosa che in patria non hanno trovato.In sfaccettature differenti, ma con un comune denominatore... la ricerca di qualcosa di diverso. Un italiano all'estero vive la sua vita sentendosi un ospite in casa di altri. Rispetta le culture, e le tradizioni altrui. Ci sono anche quelli che, causa del loro comportamento, sminuiscono la credibilità italiana, ma solitamente vengono isolati. Ma, ogni cosa bella ha il rovescio della medaglia. Quella parte scura che nessuno dice, ma che è presente nell'animo di tutti. Il desiderio dei sapori, dei colori, delle sensazioni della propia terra. Si della terra. Quell'insieme di tradizioni, di abitudini, di quotidianità che ti circondano quando sei nella tua Italia. Ti manca, il caffè veloce con un cornetto. Ti manca il clacson rumoroso al semaforo. Ti manca la cena con gli affetti. Ti manca la tua famiglia. Ma non lo dici. Lo tieni dentro di te, ma riesci a leggerlo negli occhi di tutti. una solitudine sorda; irreale. Ti capita di alzarti la mattina e sperare di essere nella tua città. Di accendere la radio e ascoltare la tua lingua. Ma non è così. Quella nuova città che ha aperto le sue braccia e ti ha accolto tra i suoi figli, sarà sempre una mamma lontana, una mamma fredda e distante dalle tue sensazioni ed emozioni.

Mau

venerdì 14 dicembre 2012

L'importanza di un padre...

Stamattina mi sono svegliato e, andando a controllare la posta sul mio MacBook, leggo che il padre di un mio carissimo amico ha lasciato silenziosamente questa vita. Una stretta al cuore; quella sensazione che si prova in questi casi; lo smarrimento, il dolore, il silenzio. Ti verrebbe di correre da lui ed abbracciarlo. Ma sei lontano. E non sai quali sono le parole giuste da usare. Quella brutta espressione che usiamo di solito; quel dire "condoglianze" che non serve a nulla se non a rendere formale un sentimento puro di disagio. Meglio tacere, e lasciare al silenzio il compito di curare le ferite, di accompagnare il pianto per la perdita di una persona cara. Quando hai tuo padre accanto, tutto sembra scontato; pensi che sia immortale, pensi che sarà la tua guida, il tuo faro per tutta la vita. Troppo spesso dai tutto per scontato. Anche non dire un ti voglio bene, sembra normale. Non pensiamo mai a quante occasioni abbiamo perso a non esprimere il nostro amore, la nostra gratitudine per averci messo al mondo e averci fatto crescere. Poi arriva quel giorno, e vorresti urlare, vorresti tornare indietro e dire molte cose; ma ora è troppo tardi, non puoi più. Arriva il giorno del dolore. E solo qual giorno ti rendi conto di quanto ti manca e ti mancherà quello sguardo, quel respiro, quella voce, dolce e severa. Ti senti solo. Ti senti indifeso. Sei li con lo sguardo fisso su quel corpo, che spesso ha guidato la tua vita, le tue scelte. Come un vecchio condottiero stanco, ripone oggi la sua spada, come a dirti... ho fatto tutto quello che potevo fare per farti diventare un uomo figlio mio... ora pensa tu a essere un padre generoso e presente... lascio a te la mia spada... usala per proteggere la tua vita, per proteggere la tua famiglia... ora dovrai capire che sei finalmente diventato... un UOMO!

Dedicata a chi sa...

Mau